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Categoria: Grafica e designGrafica e design

Come diventare Graphic Designer: percorso, portfolio e stipendi

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Autore articolo Paolo Piazzolla

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Come diventare Graphic Designer: percorso, portfolio e stipendi

Quando in un colloquio orientativo un ragazzo mi dice che vuole "fare il grafico", la prima cosa che gli chiedo è cosa intende davvero: perché come raccontavo nella nostra guida ai ruoli della grafica e dello UX/UI, dietro quella parola ci sono percorsi molto diversi. Il Graphic Designer resta però il punto di ingresso più naturale, quello da cui è partita la maggior parte delle persone che oggi lavorano nel settore, incluse molte delle nostre docenti. In questo articolo ti racconto cosa fa davvero questa figura, da dove si parte, cosa serve mettere nel portfolio e quanto realisticamente si guadagna, sulla base di quello che vediamo ogni giorno tra le aule e il nostro Career Service.

In questo articolo:

Cosa fa davvero un Graphic Designer, oggi

Il Graphic Designer progetta materiali visivi di ogni tipo — loghi, brochure, packaging, grafica per i social, impaginati editoriali — con l'obiettivo di comunicare un'idea o un messaggio in modo efficace. Lavora sia come dipendente (in agenzie, aziende, case editrici, web agency) sia come freelance con più clienti in parallelo. Nei colloqui con le aziende partner del nostro Career Service, quello che emerge sempre è che non basta più "saper disegnare bene": chi assume cerca qualcuno che sappia interpretare un brief, capire cosa vuole comunicare un brand e tradurlo in un'immagine che funzioni, non solo che piaccia esteticamente.

Da dove si parte: il percorso per diventare Graphic Designer

La domanda più frequente che raccolgo in orientamento è "devo per forza avere una laurea?" — e la risposta, per questo ruolo più che per altri, è no. Quello che le aziende con cui lavoriamo chiedono davvero è: padronanza degli strumenti, un portfolio che dimostri capacità di risolvere problemi di comunicazione visiva, e la sensibilità per il branding di cui parlo più avanti. È un percorso che si può costruire con una formazione mirata invece che con anni di università, a patto di fare tanta pratica reale, non solo esercizi da manuale — motivo per cui nel nostro Master in Graphic Design lavoriamo su progetti veri, nel workflow di un'agenzia, e non su brief simulati.

I software che devi imparare (e perché non bastano più da soli)

La base tecnica resta la Suite Adobe: Photoshop per il fotoritocco, Illustrator per la grafica vettoriale e i loghi, InDesign per l'impaginazione di brochure, riviste e materiali stampati. Sono gli strumenti su cui le nostre docenti Rosa Schiavello e Silvia Salvioli costruiscono la parte tecnica dei nostri corsi, ed è ancora oggi la richiesta più ricorrente nelle offerte di lavoro che vediamo passare dal Career Service.

Quello che è cambiato negli ultimi anni, e che ripeto spesso in orientamento, è che sapere solo questi tre programmi non basta più a distinguersi. Sempre più aziende chiedono anche nozioni base di UX/UI e strumenti come Figma, perché molte grafiche finiscono comunque su un sito o un'app. È una tendenza di cui vedo sempre più segnali nei colloqui con le aziende partner, ma il punto pratico è questo: chi esce dal nostro Master con anche solo le basi di UX/UI ha, nella mia esperienza, più opzioni sul mercato.

Il portfolio che convince le aziende

Se c'è una cosa su cui insisto sempre con chi si affaccia a questo lavoro è che il titolo di studio conta meno del portfolio. Le aziende con cui collaboriamo per stage e colloqui guardano prima di tutto i lavori: vogliono vedere che sai risolvere un problema di comunicazione, non solo che sai usare bene un software. Un buon punto di partenza è costruire 4-5 progetti variegati — un logo con relativa brand identity, un impaginato editoriale, una campagna social, un packaging — piuttosto che dieci varianti dello stesso esercizio.

Abbiamo dedicato una guida pratica proprio a questo, con consigli su come strutturare portfolio e sito personale: Portfolio e sito web: come presentarsi al mondo del lavoro.

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Quanto guadagna un Graphic Designer, e dove puoi lavorare

È la domanda che arriva prima di tutte le altre in un colloquio orientativo, ed è giusto che sia così. Non do numeri campati in aria qui: abbiamo raccolto dati concreti sul mercato italiano, per livello di esperienza e per settore, in Quanto guadagna un grafico in Italia. Se invece il dubbio è tra aprire partita IVA o cercare un'assunzione, ne parliamo senza girarci intorno in Grafico freelance o dipendente. In generale, chi esce dai nostri corsi trova spazio in agenzie creative, uffici marketing interni alle aziende, case editrici e, molto spesso, come freelance con più clienti in parallelo.

Le strade che puoi prendere dopo

Il Graphic Designer, nella mia esperienza, è quasi sempre un punto di partenza più che un punto di arrivo. Dopo i primi anni, chi ha lavorato su progetti digitali spesso si sposta verso il Visual Designer o l'UX/UI Designer; chi ha una vena più organizzativa punta all'Art Director; chi si appassiona all'animazione scopre il Motion Designer. Le racconto tutte, con le differenze pratiche tra un ruolo e l'altro, nella nostra guida alle professioni della grafica e UX/UI.

Conclusioni

Non serve arrivare da noi già con un'idea precisa di dove vuoi arrivare: il Graphic Designer è il ruolo che ti permette di costruire le basi — tecniche e di portfolio — per poi scegliere con più consapevolezza la specializzazione giusta. Se vuoi parlarne direttamente con me o con il nostro team di orientamento, puoi prenotare un colloquio con un tutor oppure scrivere a info@abcformazione.it.

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