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I mondi lontanissimi di Franco Battiato nelle copertine di Francesco Messina

I mondi lontanissimi di Franco Battiato nelle copertine di Francesco Messina

A un mese dalla sua partenza per altre dimensioni vogliamo rendere omaggio a Franco Battiato attraverso il lavoro di Francesco Messina, il graphic designer che ha progettato i suoi dischi per più di quarant’anni.

 

Franco Battiato e il graphic design

Il rapporto di Battiato con l’immagine è stato sicuramente ricco, creativo e precoce. Nel 1971 Milano fu tappezzata di manifesti in cui un Franco Battiato capellone a stelle e strisce, col volto dipinto bianco, sfidava i passanti con tono provocatorio: “Che c’è da guardare? non avete mai visto un divano?”.

La campagna pubblicitaria era stata ideata da Gianni Sassi, art director, fotografo, discografico protagonista della scena progressive italiana. Lo stesso che ha dato un'impronta perturbante alle copertine degli Osage Tribe e del Battiato sperimentale di Fetus e Pollution.

 

La svolta verso una nuova estetica avviene nel 1975 quando Franco conosce Francesco Messina, che da allora è diventato il suo designer di riferimento. Un ruolo che lo ha reso parte fondamentale di quel gruppo di talenti che hanno costituito una sorta di “Factory” che gravitava intorno a Battiato: ricordiamo, ad esempio, Juri Camisasca, Giuni Russo e Alice (di cui Francesco Messina è compagno da più di trent’anni e produttore di numerosi album). 

 

Il graphic design di Francesco Messina per Franco Battiato

Questo sodalizio è stato raccontato dallo stesso designer nel libro “Ogni tanto passava una nave” (pubblicato nel 2014 da Bompiani), in cui scrive dei viaggi compiuti con Franco attraverso esperienze umane, lavorative, artistiche e spirituali. 

 

Per Francesco l’amicizia con Franco è stata non solo un’occasione per creare un universo grafico, ma anche il punto di partenza per esplorazioni musicali e ricerche nei più diversi campi del sapere umano. Questo spirito di ricerca, oltre che nel lavoro di design, ha trovato forma nella casa editrice “l’ottava” fondata proprio da Franco e Francesco nel 1985. 

 

Grazie a questa curiosità il lavoro di Francesco Messina è riuscito a trasporre in immagini lo spirito postmoderno di Franco Battiato creando visual suggestivi in cui la pulizia grafica e lo stile sempre fresco contrastano con un ineludibile senso di mistero: ci dicono che siamo contemporanei dell’eternità e ogni cosa è simbolo di qualcos’altro.  

 

Pensiamo, ad esempio, alla famosissima copertina de “L’era del Cinghiale bianco” in cui un collage di elementi provenienti da antiche incisioni che rimandano ai libri immaginifici di Athanasius Kircher (gesuita e, tra le tante altre cose, matematico come quelli citati in “Centro di gravità permanente”) con uno stile che trova paralleli nelle composizioni di Tadanori Yokoo, maestro del postmodernismo giapponese.

 

 

Rimandi al panorama della grafica internazionale che troviamo anche nel graphic design di Fleurs 2, la cui copertina trova un parallelo nelle composizioni di lettering di Stefan Sagmeister. 

 

L’inesauribile qualità della sperimentazione di Messina trova esempi evidenti anche negli ultimi lavori di Battiato, caratterizzati da una grande cura grafica fatta di font leggeri, campiture Pantone fluorescenti, geometrie simboliche e tagli fotografici evocativi.

  

In questo immaginario estetico trovano posto anche le immagini dei dipinti autografi di Franco Battiato, ispirati all’iconografia bizantina e alle miniature persiane. Nei prodotti la forma stessa del disco è messa in questione, diventando ora libro, ora cofanetto. 

 

 

 

L’unicità di Franco Battiato, che ha saputo mescolare con agilità riferimenti coltissimi e pop, ha trovato nel design di Francesco Messina una forma visiva che racconta con elegante leggerezza tutta la sua variegata stratificazione.

 

 

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