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Twitter raddoppia: 280 caratteri e più democrazia

Twitter raddoppia: 280 caratteri e più democrazia

La rivoluzione dei 280 caratteri

La rivoluzione dei cinguettii era nell'aria. Nonostante infatti un'inattesa ripresa degli ultimi mesi che aveva dato un po' di fiato all'azienda, Twitter veniva da un 2016 disastroso sia dal punto di vista economico (le azioni erano arrivate al valore di 14 dollari, dopo i 70 del boom del 2014) che di utilizzo: come si possono adeguare aggiornamenti di stato sagaci e immediati, punto di forza del social network di San Francisco, alla moda delle immagini, degli sticker, dei filtri e delle Storie innaugurata da Snapchat (e poi portata in gloria da Instagram)? La risposta non è così scontata e probabilmente è difficile da trovare quasi quanto il Santo Graal. Tuttavia Twitter non poteva chiudere i battenti e così ha deciso di ripartire quasi da zero, facendo venire meno la sua ragion d'essere: i 140 caratteri. Dopo aver tagliato "lo spazio" delle foto, dei link e delle mention infatti, da qualche ora, i caratteri disponibili per aggiornare i propri stati sono raddoppiati: 280 battute (rigorosamente spazi inculisi) a disposizione degli utenti per commentare fatti di cronaca, programmi televisi, eventi sportivi o più banalmente per informare follower lurker sulla propria vita quotidiana. La giustificazione emersa dell'headquarter californiano si riferisce alla differenza tra gli alfabeti "occidentali" e quelli "orientali" idiogrammatici: è infatti emerso che grazie alle due differenti modalità di scrittura, i twit di giapponesi e koreani avevano in media molti meno caratteri dei loro rispettivi spagnoli, italiani, inglesi, tedeschi e via di scorrendo. Perché allora non dare a tutti le stesse possibilità espressive?

 

Più meticolosità quando si parla di cronaca e politica

Al netto delle giustificazioni però, a questo punto diventa fondamentale capire che cosa fare con il doppio dei caratteri. Da anni infatti siamo abituati a comprimere le nostre riflessioni in caselle lunghe 140 caratteri e ora forse ci troviamo tutti un po' spaesati davanti al doppio delle battute, vittime di un'agorafobia digitale senza precedenti. Ovviamente le capacità comunicative sono notevolmente incrementate ed emergeranno più peculiarità nello stile di scrittura: insomma, più spazio agli utenti ampollosi e prolissi, ma anche più accuratezza nelle informazioni rilasciate. Se infatti il social network si è sempre più spostato su una comunicazione legata alla cronaca e alla politica, ampliare lo spazio a disposizione per essere più meticolosi è sicuramente un vantaggio.

Più caratteri = più democrazia

L'aumento dei caratteri dovrebbe sopperire inoltre a un'altra carenza che negli ultimi tempi aveva limitato l'utilizzo del social, aumentando i giri della spirale della crisi: i meccanismi di influenza e reputazione insiti nel rapporto follower/following avevano infatto creato utenti di Serie A e di Serie B. Da un lato infatti, ci trovavamo davanti a twit-star snob che erano portate a non seguire utenti con pochi follower e a interagire tra influencer accrescendo la loro rispettiva visibilità; dall'altro nuovi utenti con pochissimi seguaci che passavano mesi a parlare all'aria per poi - giustamente - annoiarsi e abbandonare la piattaforma. Twitter ha così dichiarato che chi avuto più spazio a disposizione per i twit, ha poi ricevuto più interazioni, incrementando il numero di follower. Cosa che li ha ovviamente spinti a trascorrere più tempo sulla piattaforma (da notare però come questi risultati non siano stati supportati da dati alla mano).

La domanda a questo punto è: il raddoppio dei caratteri determinerà una nuova democratizzazione della piattaforma e riuscirà a far "rinnamorare" tutti di Twitter? Ancora non possiamo saperlo, di certo saremo tutti un po' più larghi nel nostro prossimo twit.

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