Comunicazione Visiva

Per la precisione.

Si, per la precisione, e forse anche per onestà professionale, non posso sottrarmi ad una
riflessione necessaria alla delineazione e riconoscimento,  del nostro mestiere di scrittori del segno.

La comunicazione visiva, come quella verbale, affonda le proprie radice nelle viscere, nelle complesse
trasformazioni della società, influenzandola e venendone influenzata. Ma è nella comunicazione visiva
che muoviamo la nostra attenzione, e in particolare nella divisione fra segno/immagine e parola scritta.

Entrambe le comunicazioni vengono assimilate attraverso l'organo visivo, ma nella parola scritta ciò che viene
rappresentato, non è cio che la parola rappresenta. Le lettere sono un insieme di segni pre-codificati,
che appartengono ad un alfabeto comune, un filtro sociale. Un segno/immagine no, il tempo di pre-codifica
viene azzerato ed è la componente emotiva ad avere un ruolo predominante nella trasmissione.

Sin dai tempi antichi, l'uomo ha compreso l'importanza, e temuto il potere  dell'immagine, del segno,
della rappresentazione
. Per una società, modesta o vasta che sia, la necessità di governare l'immaginario,
diventa, grazie alla comunicazione visiva, la possibilità di intervenire profondamente nei processi stessi della società.

Le religioni sono un esempio perfetto,prendiamo quelle cristiana, la sua storia è costellata di immagini, icone, simboli
che la rappresentano visivamente, e che continua tuttora, a far parte del tessuto iconografico delle moderne società.
D'altro canto la cultura islamica di forte impronta iconoclasta, rifiuta ogni segno, inteso come rappresentazione;
e intima la società, dal tenersi ben lontano da esso.

In entrambi i casi, i modi divergono, ma i fini sembrano proprio gli stessi, una società  è governata, quanto
più è governato il suo immaginario. Ma è proprio sui questi sentieri che l'arte si è sviluppata arrivando a noi.
Oggi il compito essenziale dell'arte moderna è di trovare nuovi modi e strumenti per comunicare.

Ma è qualcosa che riguarda da vicino anche la nostra professione. Viaggiando comunque su binari differenti, l'arte e la professione di comunicatore, a volte si toccano, il compito dell'arte moderna e di creare nuovi, futuri terreni iconografici, la cui comprensione e decodifica resta difficile e nebulosa a gran parte della società. Solo attraverso un processo di metabolizzazione temporale la società rende "pubblici" questi terreni.
In epoca moderna si può osservare come il processo di reazione si assottigli sempre di più.

Nel nostro mestiere invece, il comunicatore deve pescare nel tessuto collettivo già esistente, se vuole essere ascoltato. Solo una profonda conoscenza, (intesa come ricerca perenne), ti permette di giocare, di sporcarti con l'immaginario, in qualche modo piegarlo, farlo convergere verso lo scopo desiderato. E chi fa del segno il proprio mestiere, sa che, è proprio da una attenta analisi di questi fenomeni e transizioni, che è formato il bagaglio culturale di un comunicatore.

Credo che la ricerca/analisi formi parte integrante, forse più dell'ultima versione di photoshop, del nostro mestiere, e della nostra professionalità; e che, la vera dignità e valore, di un prodotto di comunicazione, sia dato dal "concetto", che lega tutto il percorso progettuale verso uno scopo ben preciso.

Ma perchè tutta questa brodaglia vi chiederete voi a questo punto? “per la precisione”, rispondo io.

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