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Bebas: il nuovo carattere tipografico mainstream

Bebas: il nuovo carattere tipografico mainstream

Bebas Neue is a sans serif font family based on the original Bebas Neue free font by Ryoichi Tsunekawa. It has grown in popularity and become something like the “Helvetica of the free fonts”

Così la pagina della fonderia FontFabric (http://fontfabric.com/bebas-neue/) presenta con orgoglio il suo cavallo di punta: un carattere utilizzato negli ultimi anni così tanto e così frequentemente da guadagnarsi il confronto col sempreverde Re Svizzero tipografico, ormai fisso sul proprio trono da 60 anni. Proprio come quest'ultimo, il Bebas vanta apparizioni negli ambiti più disparati: dai progetti di designer professionisti fino all'insegna dell'ortolano sotto casa o al volantino di aziende/amatori in cerca di promozione, accomunati dall'insorgere di un'idea nel bel mezzo del processo creativo:

“Occorre svecchiarci, apparire più cool- mettiamoci  un po' di Bebas che tanto lo fanno tutti!”

Ma diamo a Cesare quel che è di Cesare.
Il suo successo è dovuto anche ad indubbie qualità formali: la pianta rettangolare e sufficientemente condensed (stretta) permette un'ottimizzazione dello spazio di ogni parola, in modo da creare blocchi di testo compatti e ben distribuiti, ideali per chi deve inserire un testo abbondante da cogliere ad un'unica occhiata; la geometria delle lettere è rigorosa e ben riconoscibile, senza però incunearsi in una “vena connotativa” precisa (per fornire un esempio del concetto: il Bodoni è spesso identificato come ottima espressione di “tradizione”, “eleganza” ed “italianità” nelle campagne commerciali). Tale versatilità gli consente dunque di potersi camaleontizzare all'interno di (quasi) qualsiasi comunicazione, sia essa asettica, giovane o scientifica: non a caso, il Bebas cavalca l'onda contemporanea delle infografiche fino ad essersi imposto come status quo del campo, ma non manca di prestare le sue fattezze ai vari motion video, dove l'impiego con illustrazioni e sfondi a colori piatti rappresenta un connubio ormai largamente (ab)usato.

Giungiamo poi a poster, locandine per eventi, mostre. Fino alle dimensioni piccole, dove nonostante la consuetudine consigli di privilegiare font graziati (serif), il nostro Eroe non manca di apparire: nelle riviste per i titoli di articoli, nei pieghevoli, nei siti Internet, in alcuni banner, e via dicendo.

La gamma del font è stata poi arricchita con quattro pesi diversi (Thin, Light, Book e Roman), in modo da garantire ai Bebas-enthusiasts di potere diffondere il loro Credo in ulteriori forme, nonché di colonizzare il panorama visivo urbano con nuove applicazioni più o meno proprie. Al contempo, il peso originale (Regular) di Dharma Type (http://dharmatype.com/) vanta la considerevole cifra di 34 milioni di download su dafont.com (http://www.dafont.com/it/); quale sarà il limite ora che i suoi poteri si sono quadruplicati?

Non preoccupatevi né sorprendetevi quindi se vi capiterà di scorgere sulla vetrina di qualche negozio vegan-radical-chic a Milano, nel volantino Arci del vostro paese o all'inaugurazione dell'ultimo store trendy in centro Roma delle curve familiari: il Bebas socializza con qualunque superficie di comunicazione, senza fare distinzioni di materiale, credo politico o impiego, fiero protagonista dello zeitgeist tipografico più recente.

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